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Funerali Amatrice, Bruzzone: “Perché è importante non sradicare il dolore da lì”

Intervista del 30 agosto 2016

Funerali Amatrice, Bruzzone: “Perché è importante non sradicare il dolore da lì”

Oggi è il giorno del lutto nazionale. Del cordoglio, del pianto. Il giorno del dolore, dell’elaborazione. Una settimana fa si iniziavano a contare le vittime, poche ore dopo la scossa che aveva svegliato Amatrice e l’intero Centro Italia. Ieri, però, anche sui funerali non è mancata la polemica. Ad Amatrice prima, a Rieti poi. Infine il ritorno alla scelta iniziale. Ma cosa è successo? La scelta fatta è giusta? IntelligoNews ne ha parlato con la criminologa Roberta Bruzzone..

Secondo giorno di lutto nazionale, l’Italia si stringe attorno ad Amatrice eppure ieri le polemiche non sono mancate per la scelta della sede dei funerali. Che idea si è fatta, l’ordine di farli a Rieti derivava da esigenze di ordine pubblico? Si parla anche di possibile pioggia. 

“Secondo me è un problema relativo alla sicurezza dei luoghi e naturalmente delle persone che occupano quei luoghi. Amatrice è zona limitrofa, è ancora comunque soggetta a sciame sismico. Chiaramente per un discorso di cautela non mi sento di condannare la decisione del prefetto. Dall’altro comprendo perfettamente come le persone che abbiano perso i propri vogliano comunque salutarli nel luogo in cui hanno vissuto con loro momenti felici. In questo momento francamente credo che sia meglio evitare di fare polemiche inutili”.

Se non si riesce a scegliere tra il sacrosanto dolore delle persone e l’altrettanto importante aspetto relativo alla sicurezza, forse era meglio rinviare?
“La gestione di tutte queste salme non è banale. Non voglio fare discorsi di tipo macabro, ma gestirne un numero così elevato non è certamente semplice. Procedere alle esequie consente di ottimizzare tutta una serie di altri aspetti, anche di sanità pubblica. Evidentemente c’era una certa urgenza nel procedere alla tumulazione delle salme. Consideri che siamo al 30 agosto, la temperatura è alta”.

E siamo già a una settimana dal sisma. “Esatto, il numero di salme è davvero importante”.

Abbiamo sentito persone chiedere ai Vigili del Fuoco come stessero i loro cari, una volta estratti privi di vita dalle macerie. Anche questo ha a che fare con l’elaborazione di un dolore enorme, così come la volontà di celebrare i funerali ad Amatrice?

“La mente in un primo momento nega l’evento, cerca di ridurre l’impatto. Porre quelle domande ai soccorritori, come se il soggetto fosse ancora in vita, è parte della prima reazione che mette in campo la mente dinanzi a fatti gravissimi ed imprevisti. Per queste persone stiamo parlando di un evento totalmente imprevedibile. Di conseguenza elaborare il concetto di morte, a cui magari loro nelle medesime condizioni sono riusciti a scappare, associato a un loro caro, è molto difficile. Ci metteranno mesi per cominciare ad elaborare davvero questo genere di trauma”.

In questo senso è normale che quelle persone chiedano che i funerali si facciano a casa loro, rientra in questa elaborazione del lutto?
“Sì, e dal punto di vista psicologico, quindi entro nella mia materia, la possibilità di celebrare le esequie direttamente ad Amatrice sicuramente potrebbe essere un elemento che aiuta i familiari. Piuttosto che sradicarsi anche nel dolore, andando in un luogo che non gli appartiene e dove non hanno condiviso nulla di importante”.